C’è chi la chiama “luna amara”, chi “luna pesante” o “luna delle lunghe notti”; per altri è la “luna del lupo” o “dell’aquila”. È la nona luna dell’anno, nata dal novilunio di fine novembre nel segno dello Scorpione, quando raggiunge il suo apice: un plenilunio che brilla nel cielo dei Gemelli, portando con sé un’energia di comunicazione, dualità e movimento interiore.
Questa è la luna che, per tradizione, annuncia il gelo e la neve, coincidendo con il cuore dell’inverno, il momento più buio e freddo dell’anno solare. Eppure, proprio in questo vuoto apparente, si cela un tempo altamente spirituale: un portale di morte e rinascita.
È chiamata “Luna della Quercia” perché la sua vibrazione richiama la saggezza millenaria dell’albero più saldo e longevo. Come la quercia, anche noi in questo periodo dell’anno dovremmo guardare alle nostre radici che affondano nel punto più oscuro e profondo della terra. È un contatto necessario: solo toccando il fondo del nostro “inverno interiore” potremo trovare la spinta per risalire verso la luce.
Se è vero che questa luna riflette l’oscurità e può far riemergere il dolore di vecchie ferite mai del tutto rimarginate, è altrettanto vero che ci dona la tenacia per restare saldi. Il tempo delle tenebre non è un errore della natura, ma una fase della cura. Guardare le proprie ombre senza timore, restando presenti nella consapevolezza, ci permette di decidere cosa deve essere lasciato andare affinché la trasformazione avvenga.
Il Solstizio d’Inverno è ormai alle porte. Questa luna non è solo il presagio del buio, ma la promessa della scintilla che sta per tornare. È un invito a onorare il nostro mondo interiore: esplorare le radici e affrontare le parti più “buie” non è solo un atto di coraggio, ma la condizione essenziale per tornare a “germogliare” e “fiorire”.
Accogliamo dunque questo freddo: è il grembo simbolico in cui la nostra nuova vita si prepara a nascere nella luce del solstizio imminente.
di Antonella Bazzoli, fine novembre 2023































